Digitale e cervello
L'uso di macchine che "calcolano" al posto nostro risale all'antichità. L'abaco è il più antico esempio di supporto alle strategie di calcolo usato dall'uomo. Viene poi la Macchina di Anticitera, risalente al 200-100a.C., strumento in grado di calcolare la posizione approssimativa dei corpi celesti.
E' soprattutto per snellire ed affinare strategie e calcoli matematici che l'uomo spinge verso la creazione di macchinari sempre più raffinati, fino ad arrivare ai moderni computer di oggi, in grado non solo di calcolare ma anche di svolgere veri e propri lavori al posto nostro.
La democraticizzazione della tecnologia arriva dopo la metà degli anni '60 del secolo scorso, quando la miniaturizzazione dei processori dà vita ai microchip: i computer non sono più gigantesche macchine che occupano intere stanze, ma prendono posto agevolmente negli uffici e nelle case delle persone.
La svolta arriva con Internet: non più isolati, i computer si possono collegare tra loro e comunicare.
Ancora più democratici e alla portata di tutte le tasche sono gli smartphone. Diversi dai telefoni cellulari per potenza di calcolo, uno smartphone include molte più funzioni dei soli messaggi e chiamate. Il primo era Simon, nel 1993, che includeva un pennino, un calendario, orologio, blocco note, funzioni di posta elettronica e fax. Numerose furono le aziende che commercializzarono smartphone più o meno accessoriati, ma la corsa la vinse Apple quando, nel 2007 uscì con il primo iPhone, dando origine ad una vera e propria rivoluzione.
Da allora, la maggior parte della popolazione (quanto meno quella occidentale) ha costantemente a disposizione dispositivi digitali che le permettono di fruire di video, messaggi, foto, e testi multimediali. Ma quanto influisce l'esposizione ai media digitali sulla salute, il benessere e il cervello?
Iniziamo dalla statistica.
I dati Istat "Cittadini e ICT - anno 2024" indicano che l'81,9% della popolazione con almeno 6 anni fa uso di Internet. Nella fascia 11-13, lo fa il 78,3% (rapporto Save the Children). Si abbassa sempre di più l'età in cui si possiede o si utilizza uno smartphone, il cui uso ha visto un incremento nella fascia 6-10 anni dopo la pandemia.
Dati più chiari provengono da We Are Social Italia: gli italiani usano Internet circa 6 ore al giorno, prevalentemente per guardare le notizie, fare shopping e usare i social. Se si va a guardare nello specifico si scopre che le persone usano i social e Internet per tre motivi principali: intrattenimento, teneresi in contatto con gli amici, e per noia.
Vi è mai successo di avere un momento libero e, non sapendo cosa fare, avete iniziato a scrollare il feed di Instagram senza accorgervi del tempo che passa? E' un fenomeno estremamente comune ed è legato ad una sostanza fondamentale presente nel nostro cervello: la dopamina.
Sai cos'è la dopamina?
Il nostro cervello è dotato di un sistema di ricompensa che contribuisce a dare significato alle nostre esperienze, valutandole in maniera più o meno positiva. Questo meccanismo crea un ricordo che, a seconda della valutazione data, guida il nostro comportamento in una certa direzione. Per esempio, se assaggio della cioccolata per la prima volta e questa mi piace, si creerà il ricordo "La cioccolata è buona" che mi porterà a volerne ancora. Il compito della valutazione delle esperienze è affidato a un neurotrasmettitore, la dopamina.
Essa è coinvolta anche nell'apprendimento. Infatti, uno stimolo nuovo fa rilasciare una quantità di dopamina maggiore rispetto a uno stimolo conosciuto e già "valutato", contribuendo alla formazione dei ricordi.
Il sistema della ricompensa è fondamentale non solo per l'apprendimento, ma anche per la pianificazione a lungo termine. Infatti, sapere che ci sarà una ricompensa positiva alla fine di un percorso ci permette di continuare e di mantere la motivazione.
Esistono alcune sostanze, come lo zucchero o alcune droghe, che fanno rilasciare al cervello una quantità maggiore di dopamina, andando a generare quella che viene chiamata dipendenza e scompensando il meccanismo.
Social e dopamina
Arriviamo al primo punto critico dell'impatto dei dispositivi digitali, in particolare i social network, sulla salute mentale.
Instagram ha introdotto l'algoritmo profilativo nel 2016, ovvero un'intelligenza artificiale in grado di imparare quali sono le nostre preferenze. Questo ha consentito alla piattaforma di aumentare il tempo di permanenza sulla piattaforma, con l'obiettivo di generare maggiori introiti derivanti dalle pubblicità.
L'algoritmo agisce proprio sul nostro sistema della ricompensa: ogni volta che vediamo un contenuto che ci piace, ecco che parte una scarica di dopamina che continua a tenerci agganciati alla piattaforma, secondo la logica del "ne voglio ancora".
Questo, a sua volta, scompensa il nostro sistema di ricompensa: scariche continue di dopamina ci fanno avere una gratificazione immediata, ma non ci permettono di pianificare a lungo termine e di attendere una ricompensa maggiore.
Cosa serve per imparare?
Come detto in precedenza, la dopamina è legata all'apprendimento di cose nuove: nuovi stimoli fanno aumentare il rilascio del nuerotrasmettitore, stimolando la generazione di nuovi ricordi. Se questo meccanismo è scompensato, ecco che l'apprendimento ne risente.
Esistono, però, anche altri fattori ambientali che determinano la qualità dell'apprendimento. Di fondamentale importanza sono le esperienze concrete, che coinvolgono tutti i sensi compreso il movimento. Se sono a contatto con stimoli di diversa natura (olfattiva, sensioriale, uditiva, visiva e di movimento), il cervello opera un'integrazione delle varie fonti generando un ricordo più stabile e forte.
Queste esperienze integrate, oltre a determinare la buona qualità dell'apprendimento, contribuiscono allo sviluppo cognitivo. Stimolare il cervello in modo diverso, attraverso diverse esperienze fisiche, sociali e sensoriali, contribusce a sviluppare tutte quelle capacità fondamentali per il benessere, l'autonomia e la qualità della vita, come linguaggio, logica, consapevolezza di sè e delle proprie emozioni, comprensione dell'altro (empatia), problem solving.
Bambini e adolescenti che passano molte ore sui dispositivi digitali, social e videogiochi vengono deprivati di queste esperienze. Di conseguenza ne risentirà il loro sviluppo cognitivo ed emotivo.
Esperienze sociali ed empatia
Come accennato nel paragrafo precedente, le diverse esperienze contribuiscono allo sviluppo delle capacità cognitive e soft skills fondamentali per una buona qualità della vita.
Stare a contatto con gli altri, in particolare, aiuta a sviluppare sia la consocenza di sè, attraverso il confronto con l'altro, ma anche la capacità di comprendere ed accettare l'altro diverso da me.
La salute del nostro sistema nervoso dipende in larga parte dalla qualità della nostra rete sociale: è stato dimostrato che avere una buona rete sociale è preventivo nei confronti di malattie neurodegenerative (demenze), ma anche verso forme di distrubi mentali come ansia e depressione.
Social e videogiochi, che permettono una fitta interazione con gli altri attraverso scambi di messaggi, vocali, foto e video, fingono queste relazioni, che mancano della componente più importante, quella dal vivo.
Deprivati di queste esperienze, bambini e ragazzi faticano a sviluppare capacità di introspezione verso di sè ed empatia verso l'altro. Inoltre, viene impedito loro di mettersi in relazione a chi è diverso da sè e la pensa in modo diverso dal proprio, rendendoli incapaci di gestire adeguamente i conflitti.
Crescono, così, adolescenti insicuri e ansiosi, non avendo mai avuto la possibilità di confrontarsi con gli altri e di capire chi sono all'interno di un contesto relazionale diverso da quello famigliare.
Sonno e obesità
Torniamo alla nostra dopamina, molecola fondamentale nel nostro viaggio verso la comprensione dell'effetto dei dispositivi digitali sul benessere psicologico.
Essa è legata anche all'alimentazione, e come potrebbe non esserlo? Il cibo è una delle fonti principali di piacere che sperimentiamo fin da piccoli. Il cibo che viene valutato come buono genera una scarica dopaminergica che induce la persona a volerne ancora. Non riuscite a farmarvi prima di aver finito tutto il pacchetto di patatine o la cioccolata a disposizione? Colpa della dopamina!
Cibi grassi e zuccherini stimolano maggiormente questo neurotrasmettitore. Ricodiamoci che veniamo da ominidi che lottavano per il cibo, e avere a disposizione cibi molto calorici era un evento raro: meglio farne una scorta e mangiarne il più possibile, così si aumenta la probabilità di sopravvivenza.
Certo, oggi non siamo più nelle condizioni dei nostri antenati predecessori, ma il meccanismo cerebrale che sottostà a questi meccanismi è lo stesso.
Si intuisce che, se i social distregolano il meccanismo dopaminergico della ricompensa, allora ci saranno ricadute anche sull'alimentazione: diventa sempre più difficile dire "no" a un cibo buono ma poco salutare, come lo sono appunto i cibi grassi e ricchi di zuccheri.
La luce degli schermi digitali, poi, influenza l'orologio circadiano che a sua volta porta a disturbi del sonno. Avere un'adeguata igiene del sonno include anche rinunciare agli schermi almeno 2 ore prima di andare a dormire.
Prestare attenzione
Ciò che si trova su Internet segue il principio della dopamina di cui abbiamo parlato sopra. I contenuti multimediali sono progettati per tenerci agganci allo schermo quanto più possibile, con lo scopo di finanziare le società di marketing. Come fare per generare una continua scarica di dopamina nel cervello chi guarda? Proponendo continuamente stimoli nuovi, così che la nostra attenzione sia sempre catturata da qualcosa mai visto prima.
La conseguenza di un'esposizione prolungata a questa modalità è una disregolazione delle capacità attentive, in particolare dell'attenzione sostenuta, ovvero della capacità di restare concentrati su un compito per un prolungato periodo di tempo.
Le conseguenze non riguardano solo, com'è ovvio, una difficoltà negli apprendimenti, ma anche nella regolazione delle emozioni: se non so stare in ciò che provo, non riesco a capire come mi sento nè ad agire in modo adeguato sulle mie emozioni.
Conclusioni
I disipositivi digitali sono degli strumenti molto potenti, ma bisogna avere bene in mente quali sono le conseguenze a lungo termine di un'esposizione prolungata sul cervello e sul benessere in particolare di bambini e adolescenti.
Nei bambini, se ne sconsiglia addirittura l'uso, mentre negli adolescenti andrebbe limitato il più possibile, fino a che il cervello e la perosnalità dell'individuo non si sono formate a sufficienza da poter reggere l'esposizione a stimoli così impattanti.
Infine, non dimentichiamo gli ulteriori rischi a cui esponiamo i minori quando usano Internet: violenza, contenuti illeciti o sessuali, nonchè diventare essi stessi vittime di un sistema poco sano e poco controllato.
Bibliografia:
Spitzer, M. (2018). Connessi E isolati: Un’Epidemia Silenziosa. Corbaccio.
Lembke, A., Simone, M., & Voi, R. (2022). L’era della Dopamina: Come mantenere l’equilibrio nella società del «tutto e subito». ROI edizioni.